Flower 58
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venerdì 12 febbraio 2016

Sfumature di Benessere: la Fitobalneoterapia

Questo appuntamento di Sfumature di Benessere ci porta a conoscere la Fitobalneoterapia, che non in molti conoscono e che ho trovato interessante da approfondire insieme.
La fitobalneoterapia è un trattamento termale che si compone di vere e proprie immersioni in bagni di fieno o erbe di diverso tipo, che hanno la caratteristica di essere portate ad elevate temperature allo scopo di trasmettere poi alla persona che vi i si immerge una sensazione di benessere fisico grazie al calore che queste erbe emettono.



 La temperatura viene dunque tenuta costante durante il trattamento ma adattata talvolta ai soggetti che ne usufruiscono: normalmente questi bagni vengono effettuati in temperature che si aggirano intorno ai 40-60°. Molteplici sono infatti i benefici che possiamo riscontrare per l'uso del calore: su questo proposito si basa anche il principio della moxibustione, altra pratica presa in esame in questo nostro percorso. Reumatismi, dolori muscolari e articolari, artrosi, sono sono alcuni dei disturbi su cui il calore agisce apportando benefici. Per far si che questa pratica ottenga dei risultati è necessario ripeterla nel tempo, ad intervalli variabili e in numero diverso a seconda delle problematiche: 10-15 sedute sono solitamente la base con la quale si inizia ad agire, ma è a discrezione del terapeuta o del centro che offre questo servizio consigliare il numero di sedute adatte alle persone che ne usufruiscono. Parte fondamentale di questa pratica è la sudorazione, che permette una purificazione anche a livello epidermico, in quanto elimina le scorie e le tossine accumulate nel corpo, di cui la sudorazione è il primo modo che ha il nostro organismo per liberarsene. Il calore unito alla sudorazione facilita inoltre la dilatazione dei pori della pelle, rendendo quindi più facile l'assorbimento dei principi attivi che rilasciano le erbe di cui ci si immerge.



Questa pratica trova ampio utilizzo in Trentino, che dispone di una moltitudine di erbe montanare utilissime per questa pratica. Queste piante però devono essere curate fin dalla raccolta per essere adatte a questo scopo: la falciatura deve infatti avvenire lontano dalle ore di sole, quindi all'alba o al tramonto, momento in cui la rugiada presente sulle piante resta su di esse e ne permette la giusta fermentazione a questo scopo. Coloro che si sottopongono a questa pratica si immergono quindi in questi bagni da nudi, emergendo solo con la testa, per brevi periodi a seduta, alla fine della quale è consigliabile stendersi al caldo idratando l'organismo con acqua o tisane, per sopperire ai liquidi persi durante questa pratica. Nonostante si tratti di un trattamento dolce e senza particolari effetti indesiderati è bene che il medico di base dia il benestare prima di sottoporsi a questa pratica, che comporta numerosi benefici al fisico e alla psiche ma che come tutte le procedure va eseguita in strutture sicure e nei dovuti modi, evitandone l'uso in caso di particolari patologie.

Per conoscere i prossimi appuntamenti e discipline che tratteremo con il nostro percorso "Sfumature di Benessere" visita QUESTO link!



                                                   Lalla



venerdì 11 aprile 2014

L'hennè

Pochi giorni fa una mail da parte di Alia (che saluto!), mi ha sollevato dei dubbi sull'argomento hennè, che ho provato per poco e conosco non in modo approfondito. Ho deciso quindi di informarmi per cercare di capirne di più, speranzosa in vostri commenti e chiarimenti, nel caso in cui qualche dettaglio non sia del tutto corretto.

Che cos'è l'hennè?
L'hennè non è altro che una pianta (lawsonia inermis) che fin dall'antichità è nota per le sue proprietà tintorie ed è quindi stata polverizzata, setacciata e utilizzata per la colorazione di capelli, pelle e unghie.
Il colore dell'hennè è uno solo: le varie sfumature sono date dalle zone (e quindi dal clima, dal terreno, e dalle caratteristiche geografiche), in cui la pianta cresce. Talvolta, gli hennè commerciali presentano aggiunte di pigmenti derivate da altre piante per conferirne il colore voluto. Un hennè puro presenta solo il prodotto della pianta dell'hennè, che è una e fornisce un solo colore (indicazioni come "da pianta di hennè nero", "da corteccia di hennè rosso", sono scritte devianti e non corrette: le foglie sono le parti utilizzate e la pianta di hennè è la medesima per tutte le tinte).



Ho trovato un metodo per capire se l'hennè che utilizziamo contiene piombo o metalli pesanti da evitare (mai provato, se qualcuno ha fatto questa prova e volesse darmi la proprio opinione in merito ne sarei felice).
Pare sia necessario raccogliere dei capelli colorati con hennè già caduti (prelevandoli per esempio da una spazzola dopo esserci pettinati), e mettere questi capelli in un composto fatto da 30 ml di acqua ossigenata (a 20 volumi) e 20 gcc di ammoniaca al 28%.
 Se l'hennè da noi usato contiene piombo, i capelli cambieranno colore.
Se contiene rame i capelli cominceranno a "friggere" e a puzzare, bruciandosi.
Se è presente nitrato d'argento il colore rimarrà tale, ma noteremo delle sfumature tendenti al verdastro.
Tutto ciò indica che l'hennè non è puro e contiene altri metalli (ripeto, metodo mai provato ma letto spesso).

Il colore conferito al proprio capello con una colorazione eseguita tramite hennè varia a seconda del colore di partenza. Per capire come appariranno i nostri capelli possiamo utilizzare una piccola ciocca di capelli caduti, e sapere così a che tonalità arriveremo.

Come si prepara l'hennè?
Diverse sono le indicazioni per preparare l'hennè. Tra le più semplici conosco quella che prevede di mescolare l'hennè con del succo di limone (o arancia, o yogurt: quest'ultimo è indicato qualora l'acidità del limone ci crei fastidio, anche se da alcuni è sconsigliato poichè meno duraturo), per ottenere un composto non troppo liquido ma spalmabile. Lasciamo riposare il composto per un giorno a temperatura ambiente. Al momento di usarlo, potremo aggiungere ancora un pò di succo di limone per conferire alla pasta la giusta densità. Applichiamo con l'aiuto di guanti in grande quantità, fino alla cute.e copriamo con pellicola trasparente. Dopo un tempo di posa che può variare dalle 2 alle 4 ore, togliamo l'hennè con abbondante acqua, se necessario facendo uno shampoo.
Per il naturale processo di ossidazione il colore immediatamente visibile dopo la tinta potrebbe cambiare nel corso di qualche giorno.



L'hennè neutro, ovvero non colorante, può essere usato anche sul viso come maschera, con l'aggiunta di qualche ingrediente. Le informazioni in tal proposito non sono molte, si parla più che altro di Amla, ma sull'hennè neutro da usare sul viso ho trovato poche righe.
 Su questo punto chiedo conferma e consigli, così come su tutto il post!

                                      Lalla